Numeri sotto ai contenitori di plastica: qual è il significato? SCHEDA | Sky TG24

2022-09-17 02:15:39 By : Ms. Susan Zhan

Vanno da 1 a 7, e sono accompagnati da sigle. Si trovano principalmente sulle bottiglie, ma anche su confezioni per alimenti e piatti usa e getta. Indicano caratteristiche precise: come leggerezza e flessibilità - LO SPECIALE

Sulle bottiglie e sui contenitori di plastica c’è un numero che, anche se piccolo e posizionato sul fondo, aiuta a capire con che materiali sono stati realizzati. Un indizio importante, che può fare aumentare la consapevolezza rispetto alla composizione della plastica e al suo utilizzo in un momento in cui - ogni anno - 8 milioni di tonnellate di questo materiale finiscono in mare, con effetti nocivi sull’ambiente e sugli animali marini. (LO SPECIALE: SKY UN MARE DA SALVARE).

Gli indicatori da conoscere sono sette, come spiegato anche dal Corepla (Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclaggio e i recupero degli imballaggi in plastica) e servono come linee guida per i centri di smistamento dei diversi tipi di plastica. Inoltre, possono permettere al consumatore di riconoscere le caratteristiche dei vari contenitori plastici. Ecco quali sono i numeri e le sigle (dei polimeri) da conoscere. 

Pet è l’abbreviazione di "polietilene tereftalato". Dà vita a una plastica leggera e flessibile che viene impiegata - di solito - nelle bottiglie, nelle vaschette (anche usa e getta) o nei blister. I prodotti realizzati con questa combinazione non dovrebbero essere utilizzati più di una volta, perché aumentano il rischio di contaminazioni batteriche. Una volta svuotati, quindi, dovrebbero essere smaltiti. A livello europeo, come sottolineato dall’European food safety authority (Efsa) nel maggio del 2017, si stanno studiando diversi processi per il riciclaggio sicuro di questi contenitori in modo che non siano nocivi per la salute umana.

La sigla Hdpe indica il "polietilene ad alta densità" che forma materiali plastici rigidi. In questo caso, vengono realizzati bottiglie, tappi in plastica e contenitori per alimenti (come per esempio yogurt), per detergenti e per cosmetici. Le bottiglie che riportano questa combinazione sono ritenute le meno soggette a contaminazioni esterne.

Pvc sta a indicare il "cloruro di polivinile" e ne derivano gli imballaggi alimentari e alcune bottiglie di olio da cucina. Il Pvc è molto usato anche in altri settori, soprattutto in quello dell’industria delle costruzioni.  

In questo caso, si ha una plastica flessibile (al contrario dell’Hdpe) e duttile. È usato principalmente nella realizzazione di sacchetti e buste. In alcuni frangenti si è evidenziata la pericolosità di questa sostanza. L’European food safety Authority (Efsa) ha pubblicato nel febbraio 2017 uno studio che osserva anche la contaminazione da Ldpe per garantire che non ci sono pericoli per i consumatori e per indicare le soglie di rischio.

Si tratta del polipropilene, che dà agli oggetti le caratteristiche di rigidità e resistenza. Protegge quindi gli alimenti delicati. Trova il suo uso comune nella plastica, a cominciare dagli articoli casalinghi e dai giocattoli, ma anche in molti imballaggi come barattoli e flaconi.

È la sigla che indica il polistirene (o polistirolo) che forma il materiale leggero che di solito è usato negli imballaggi o che è impiegato per la realizzazione, per esempio, dei comuni bicchieri o piatti di plastica monouso.

In quest’ultima categoria sono contenuti tutti gli altri tipi di plastica, non elencati in precedenza. Sotto al numero 7 rientrano anche i prodotti realizzati con la combinazione di più elementi, come per esempio una vaschetta che abbia uno strato esterno di un materiale e uno interno di un altro. 

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